Il Marco Polo si racconta

    Il Marco Polo si racconta

    GIUSTAMENTE SBAGLIATI

    Io non sono solita fare tutto in modo perfetto o nella maniera giusta, io non sono solita prendere bei voti, io non sono solita raggiungere la perfezione, e questo non è nemmeno il mio obiettivo nella vita.
    Oh, io non sono solita fare nulla!
    Io sono fatta di contraddizioni e opposti che ogni giorno mi perseguitano e mi rendono la vita complicata, ma così indecifrabile e incomprensibile quasi quanto me.
    Un giorno penso che sia giusto aspettare, riflettere e rimuginare miliardi di volte prima di fare qualcosa, ma il giorno dopo mi ritrovo totalmente su un altro pianeta, in balia di me stessa, rischiando di far saltare tutte le previsioni e i piani predefiniti per vivere quell’imprevedibilità del “non sapere come andrà a finire”.

    A volte trascorro ore, giorni e settimane pensando a come raggiungere quel traguardo, come se ciò fosse la risposta a tutte le mie domande, senza considerare quello che mi circonda, per arrivare a quel giorno e rendermi conto di quanto fosse così stupido e insensato fermarmi davanti a tutto, solo per quel maledetto obiettivo.
    Spesso i miei pensieri, così in contrasto tra loro, mi portano a credere di essere sbagliata, fuori luogo e soprattutto incoerente agli occhi degli altri, che giustamente (ma non troppo) hanno le loro buone ragioni per pensarlo, date le mie azioni…
    La domanda che spesso mi pongo è se questa oscillazione derivi dalla mia fase di crescita, l’adolescenza, oppure sia semplicemente il mio carattere.
    Ascoltando, però, altre persone e le loro esperienze di vita, sono giunta alla conclusione che i pensieri che noi approfondiamo e non capiamo sono l’origine delle nostre azioni che spesso non corrispondono al nostro pensiero, ma che non per forza giudicabili scorrette.
    Sicuramente la mia indecisione è ampliata dalla fase di “immaturità “che caratterizza la vita di noi giovani adolescenti, ma sto capendo crescendo che non sempre esiste la ragione nel fare o dire qualcosa di “giusto”, e soprattutto non deve esistere l’abitudine, ma deve emergere dentro ognuno di noi quel lato irrazionale e sentimentale, che ci porta ad essere… giustamente sbagliati.

    Mirea Cerini, 3D